La Televisione Locale nella stragrande maggioranza dei casi è destinata a rimanere in pochi anni al palo, destinata a vedere i propri ricavi ridursi progressivamente. Se insisterà a non familiarizzare con le nuove abitudini di fruizione e interazione che i giovani praticano soprattutto con smartphone e tablet ritenendo che sia innovazione mettere in propri programmi in streaming riteniamo difficile che si possa superare la crisi in atto.
Nessuna delle emittenti è riuscita a migliorare le proprie posizioni da quando si è transitati al digitale. Non si stanno sperimentando nuovi modelli di business, ma si tende unicamente a comprimere i costi tagliando tutto quanto è tagliabile e anche di più, purtroppo. E statene certi, l’Europa vieterà gli aiuti al settore che ancora vengono chiesti ed elargiti in Italia non per fare innovazione nel tentativo di trovare nuovi sbocchi commerciali ma per mantenere fondamentalmente lo status quo e vantaggi acquisiti. E non crediamo che l’invocazione alla libertà di stampa e tantomeno a webtax più o meno protezionistiche possano rappresentare a lungo la garanzia per una possibile gestione oculata e corretta di qualsiasi aiuto possa ancora venire.
Il venditore di pubblicità vecchio stampo, poco propenso all’analisi sociale e culturale della rivoluzione in atto, e tantomeno al marketing che è notevolmente evoluto, non può più continua a ragionare per spot e fasce orarie; ci sono ancora problemi a interpretare e integrare nelle redazioni la multicanalità e multimedialità che già bisognerebbe essere pronti per un approccio professionale alla crossmedialità. Ma si fa grande fatica a calarsi nel nuovo mondo digitale forse davvero incompatibile con concetti troppo legati a diritti acquisiti senza obbligo di aggiornamento.
Cambiano molte professioni e per mantenere posizioni acquisite è indispensabile assicurarsi la necessaria competenza. Anche per continuare a vendere pubblicità si deve ripensare al proprio ruolo ed ad un rinnovato approccio alla strategia dell’emittente che prima di tutto andrebbe coordinata per una multipiattaforma e non più su piattaforme monomediali indipendenti e sconnesse. Già l’accoppiata Quotidiano e TV Locale dovrebbe da tempo aver integrato le redazioni e aver promosso nuove strategie di ingaggio, mentre si riscontra in ritardo preoccupante.
L’ingaggio degli utenti, appunto, rappresenta il tasto dolente quando i dati dell’audience dicono che stanno inesorabilmente calando di numero. Sicuri poi che quei dati siano ancora interessanti e qualificanti e non sia invece meglio promuovere nuovi progetti ai intermediazione fra utenti e clienti interessati a presentarsi per guadagnare reputazione sui vostri canali? Forse val la pena cominciare a ripensare la Televisione Locale come fabbrica multimediale (ma anche come aggregatore intermediario di contenuti di comunità che abbia come piattaforma di base una WEBTV dedicata al territorio, una WEBTV dove persone competenti (giornalisti e no) si scambiano conoscenze che possono poi arrivare in forma cartacea o analogica quanto su device digitali indipendentemente dai contenuti e dai temi trattati.
La televisione Locale va reinventata e probabilmente la WEBTV deve trovare una sua centralità perché Internet è la rete su cui viaggiano le informazioni e le applicazioni per poterne fruire e organizzare a piacimento, con canali su tutte le piattaforme digitali trasmissive compreso il Digitale Terrestre (la Televisione non morirà), se vogliamo anche sul satellite, ma soprattutto va riprogettata e ripensata sia la struttura del magazzino storico e del database di dati da raccogliere per svolgere “il nuovo ruolo”. Va reinventato quell’ecosistema di lavoro che rispecchia l’ idea di futura televisione, come sempre vanno messi in discussione i vecchi ed i futuri contenuti su cui credere, magari già in HD, visto che oggi una scheda video per gestire ben quattro flussi in 4K su di un PC costa 600 Euro.
La proposta della centralità della WEBTV ad una emittente televisiva è sicuramente vissuta come una provocazione, ma se non si mette in discussione l’attuale Televisione con l’obiettivo di ripensarla mettendo Internet al centro della propria strategia editoriale e produttiva rendendo imprescindibile un archivio dei contenuti fruibile con un Video On Demand per ciascuna piattaforma posseduta non si raggiungerà mai ad una transizione al digitale completa. Pensare ad una TV Locale innovativa significa pensarla funzionale prima di tutto al WEB perché da lì si dirameranno tutte le opportunità di nuovi modelli di business che attenzione non possono essere limitati a spot pubblicitari e banner.
Significa invece immaginarla del tutto contaminata, sventrata e rimontata in modo che sia l’infrastruttura ed i servizi ad essa collegati, la competenza stessa per fornire esperienze e progetti di comunicazione alle comunità del territorio una nuova fonte di reddito. Si dovrebbe garantire la possibilità di gestire informazioni e trasmettere contenuti (audio,video, testo su tutte le piattaforme digitali) con strumenti idonei poi per navigare fra i contenuti stessi permettendo a ciascun utente di farsi il palinsesto che desidera nel momento più opportuno per il suo stile di vita e secondo i propri interessi.
Questo anche perché le tecnologie convergenti e la banda larga diminuiranno sensibilmente il valore degli asset di trasmissione.
Gli utenti dei media stanno acquisendo famigliarità con la ricerca dei contenuti preferiti e non si accontentano sicuramente più della singola testata, del vincolo al palinsesto e alla scelta fra pochi contenuti. Quindi la televisione locale se non si trasforma e non si adatta è destinata a morire. Che senso ha oggi pretendere che gli utenti restino legati a vita al palinsesto, un palinsesto che penalizza anche chi potrebbe essere interessato a quei contenuti, che saranno sempre in meno a guardare una volta persa l’abitudine a seguire la programmazione, da una parte (i più digitali) attratti dalle alternative di Internet e dall’altra (quelli affetti da digital divide) attratti sempre più dai program nazionali in lotta per competere.
Il futuro, soprattutto per la Tv Locale sarà la distribuzione dei contenuti qualificanti su tutte le piattaforme digitali esistenti: TV, TV Connessa, Radio, Pc, Tablet, Smartphone, a loro volta da riposizionare in funzione di APP e SMART TV che continueranno ad evolvere tecnologicamente in tempi sempre più brevi.
Ovvio che anche per la Televisione Locale sarebbe bello riuscisse a vendere propri contenuti.
Li venderà solo riducendo i costi e ottimizzando i tempi di produzione, ma anche approntando Format appetibili cioè affinando competenze tecnologiche che poi potrebbe anche esportare esternalizzando e fungendo da fornitore di servizi per piccole o grandi comunità legate al territorio che intendono comunicare trovando spazi e pubblico interessato seppur di nicchia.
Non si può più produrre solo per il canale TV dal palinsesto lineare.
È insostenibile economicamente.
Se non si entra nella logica della rete, se non ci si approccia con l’umiltà di conoscere i nuovi principi alla base di Internet e della società della condivisione non se ne esce da questa crisi. Nuovi concetti come crossmediale e transmediale si affacciano alla ribalta, il che significa che la fruibilità dei contenuti deve adattarsi e integrarsi in funzione della periferica su cui verrà veicolato il contenuto pensando che i giovani anche davanti alla televisione non abbandonano il tablet o lo smartphone per interagire non solo con chi gestisce il programma ma soprattutto con la propria cerchia di amici.
Da qui il passo verso la transmedialità (la sfera più alta della comunicazione e produzione digitale) sarà breve, laddove si dovrà proprio ripensare e riprogettare contenuti nello spazio e nel tempo assegnando anche ruoli diversi alle piattaforme.
La Televisione evolve ma sarà comunque il WEB, il network per antonomasia, a dover essere dominato per dominare.
