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FLUSSO DIGITALE

Abbiamo scritto sul frontespizio della home page del nostro sito che l’economia oggi è condizionata dal web, ma la Televisione Locale non sembra essersene accorta. Certo, non c’è più nessuna TV che non abbia lo streaming video del proprio main program sul proprio sito, e spesso ciò è sufficiente per “sentirsi digitale”, per definirsi innovativi perché si è realizzato  o acquistato una APP che permette la visualizzazione anche sullo smartphone … ma non si domandano costoro che non sono andati oltre una azione di pura “immagine”  peraltro opinabile? Sicuramente alcuni (più giornalisti che manager) stanno scoprendo anche Twitter e Facebook per promuoversi. I più lungimiranti hanno realizzato un Canale in Youtube. Guadagneranno forse qualche euro in più, ammesso di essere riusciti a vendere qualche banner sul proprio sito, ma nessuno guarderà la loro televisione dal cellulare perché i loro palinsesti sono lineari e sono purtroppo pensati e nati con mentalità analogiche e per un flusso continuo. Il Video on Demand su Youtube senza una strategia di sostegno e promozione è abbastanza inutile, la navigazione e la ricerca non facile e poco adatta alla Tv Locale. Non parliamo degli archivi digitali sui siti delle TV.

In questi anni molte televisioni si sono strutturate acquisendo e utilizzando tecnologie digitali  e spesso più per arginare le richieste interne di ammodernamento che per consapevolezza di poter acquisire competenze e produttività, mentre i giornalisti hanno accettato in molte redazioni di montarsi i servizi ( in alcuni casi anche le riprese), di adottare soluzioni per la gestione di Newsroom e indicizzazione del materiale digitalizzato (Media Asset Management) ma pochi hanno saputo farne tesoro per modificare il flusso di lavoro e addirittura intervenire sui prodotti e sulle trasmissioni, hanno insomma digitalizzato la propria organizzazione “analogica”. Il lavoro e la sua organizzazione avrebbe invece dovuto necessariamente subire delle trasformazioni e revisioni aprendo spazi per una produzione multicanale e multidevice. Forse sono stati fatti passi avanti nell’ottica della multimedialità ma incredibilmente è già tempo di transizione alla crossmedialità. L’informatica dopo tutto ha da sempre avuto un grandissimo impatto sull’organizzazione, e gli applicativi software installati in una televisione avrebbero dovuto presupporre maggiore progettualità, analisi, ma fondamentalmente nelle Televisioni Locali ci si sarebbe dovuto domandare come si sarebbe dovuto intervenire sulla filiera della produzione dal momento che il digitale avrebbe aperto nuovi spazi e opportunità. Invece non si è  saputo andare oltre l’aspetto tecnicistico e tantomeno si è pianificato un modello per gli obiettivi da raggiungere con la digitalizzazione. Per i giornalisti si sta prospettando un mutamento della professione diremmo epocale. Internet sta uccidendo la “deadline”, concetti come “notiziabilità” hanno ancora senso? La contemporaneità dell’impegno giornalistico della ideazione, realizzazione, promozione e distribuzione su più media e canali comunicativi di una notizia costringe a ripensare quasi tutto a partire dalla competenza del giornalista e dell’editore oltre che di chi alla fine vende il prodotto pubblicitario. Se solo ci si mettesse qualche volta  ad un tavolo a discutere dei problemi con una mentalità del problem solving anziché con l’atteggiamento del trovare il capro espiatorio di ogni disservizio si imparerebbe molto, si cercherebbe di trovare le soluzioni ai problemi capendo che il l’ambiente digitale va studiato, capito e digerito per imparare a gestirlo, che non ci sarà mai la macchina o il software  infallibile e perfetto, e che se la struttura è piccola è comunque necessario che vi siano competenze adeguate. Se non si capisce l’importanza di definire le regole di catalogazione del proprio archivio in funzione dell’utilizzo che se ne farà, se non vengono definite le priorità qualitative nella fase di archiviazione (derivanti da un progetto antecedente sui contenuti di valore per l’emittente) , se non si crede nella necessità che chiunque concorra alla produzione debba essere in grado e debba gestire i propri metadati i vantaggi del digitale hanno vita breve. C’è ancora molto da fare perché la transizione al digitale cominci a dare i suoi frutti.