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QUALI ASSET

Se si dovesse chiedere oggi agli editori televisivi locali quali siano gli asset che ritengono più significativi (indipendentemente dalla valorizzazione messa a bilancio) pensiamo che al primo posto siano ancora gli impianti di trasmissione, gli impianti di produzione, e probabilmente le frequenze che lo stato sta dando loro in concessione, ma che presumibilmente si potrà riprendere per far cassa con le TLC ed il mobile.

Ben pochi pensiamo avrebbero il coraggio di inserire oggi più di ieri i propri contenuti digitali e questo deve far meditare. La maggioranza infatti sta disinvestendo proprio sugli archivi.
Probabilmente qualcuno potrebbe annoverare anche il valore del proprio pubblico inteso come bacino d’utenza e contatti, risorsa negli anni scorsi venduta con buoni ricavi fintanto che c’era ricorsa alle frequenze.

Ma oggi sentiamo di canali regalati pur di disfarsene e domani come sarà?
Sicuri che con l’avvento della Tv Connessa, ormai alle porte, si possa confermare quelle sicurezze e che a posizione dominante del brand e della struttura di trasmissione varrà ancora?
Certo, il pubblico e l’odience venivano valorizzati da Auditel …strumento dimostratosi peraltro obsoleto per non dire altro. Ma visto che in ossequio all’Agenda Europea ci verrà “imposta” la banda larga entro 4 anni avrà ancora tanto senso tutto ciò?
Banda larga … guarda caso torna sempre alla ribalta Internet.
Possibile che solo in Italia sia difficile immaginare che il futuro della Televisione Locale sia su Internet?
Lo sarà per problemi economici prima di tutto (e quindi arriveranno altri competitor ben più attrezzati per via di competenze), poi probabilmente con la sparizione del duo-tri-polio e con l’avvento del Video On Demand degli OTT si potranno sfruttare al meglio le funzionalità dei televisori di nuova generazione,  tutti in grado di connettersi alla rete.
Ma noi siamo convinti che il futuro sarà Internet soprattutto perché la Televisione Locale deve avere il supporto della rete per rinascere e trasformarsi, rigenerarsi, recuperare lo spazio che le compete schiacciata com’è dai contenuti premium o di qualità dell’offerta nazionale e tematica. Per costruirsi una propria rete di relazioni.

È proprio il nuovo  scenario digitale e la sua capacità di attivare nuove interazioni con le comunità locali che si presta alla rinascita della televisione Locale, di una televisione capace però di coinvolgere il proprio pubblico, di interessarlo, di catturarlo sull’unico piano che le nazionali non potranno mai sconfiggerla, quello del territorio e della sua identità. Ma per fare ciò deve ripensare al proprio contenuto, al proprio ruolo di intermediazione con il proprio pubblico, con una nuova idea di offerta “pubblicitaria”.  Ma per ottenere ciò serve puntare su nuovi asset: la competenza digitale innanzitutto, quella competenza che dovrà caratterizzare ogni nuovo progetto. Bisognerà cominciare a produrre contenuti che abbiano una vita possibilmente lunga o quantomeno insriti in un filo logico ricostruibile, quelli dovranno essere i nuovi asset, contenuti per tutte le piattaforme digitali, nuovi format, capaci di offrire valore alla frizione del tempo dei contenuti stessi.
Ciò potrà avvenire nel tempo, ma si deve cominciare oggi, si deve sperimentare una nuova filiera, nuovi processi, un nuovo modo di vendere e offrire spazi ai propri clienti. Le comunità del territorio di riferimento, tutte indistintamente, devono diventare gli asset più importanti della televisione locale.