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IL SOCIALNETWORKING

La Televisione, soprattutto quella locale, deve adeguarsi alle nuove esigenze di una società iperconnessa, una società sempre più immersa e condizionata dalla evoluzione della comunicazione digitale, da Internet che costringe tutti ad acquisire rapidamente specifiche competenze per non trovarcisi  isolati e non più competitivi. Rischiano infatti l’esclusione dai vantaggi che l’accesso alla rete concede anche se tali vantaggi possono però erodere posizioni di rendita acquisite precedentemente. Sarà il pubblico stesso ad andarsene verso altri lidi a causa dell’incapacità a percepire cambiamenti e innovazioni che trovano invece nei nuovi media sociali un ecosistema dove ci si confronta con altri che condividono gli stessi interessi, creando nuove relazioni per soddisfare i propri bisogni di condivisione.

La Televisione pare invece uno dei media meno innovativi, stenta ad aggiornarsi, a sperimentare i nuovi paradigmi. Certo, l’arrivo del “digitale” è coinciso purtroppo con riduzione di fatturato e di margini,  perdita di posti di lavoro per chi non era preparato, mentre le crisi dovrebbero offrire opportunità per altri invece ha acquisito consapevolezza che è in atto una autentica rivoluzione e che nulla sarà più come prima, la gente esige di partecipare alla discussione e alla cernita e selezione di informazioni quanto di intrattenimento.
La Televisione deve diventare lei stessa animatore e gestore di interrelazioni fra simili fra persone portatori di interessi condivisi, contenuti e argomenti non più solo autoprodotti o comprati ma proposti dal proprio pubblico. Un pubblico che deve cominciare ad ascoltare e conoscere, commentare e giudicare, attività che sicuramente in passato non ha mai potuto esercitare perché non necessario e tantomeno consona al vecchio modello di business. Oltre ad imparare ad ascoltare dovrà anche imparare ad interagire rivedendo il concetto di intermediazione. Certo oggi pare un’impresa il solo immaginare di condizionare l’abitudine passiva del pensionato o della pensionata, di colui si autoesclude dalla rincorsa all’innovazione e all’aggiornamento continuo, ma se solo  si pensa quanto poco tempo abbia impiegato Facebook a contagiare anche persone di tutte le classi sociali e d’età si capisce che il modello di business basato sulla vendita di spazi pubblicitari su media privi di interazione non abbia più  sostenibilità a lungo andare. Le rivoluzioni mietono vittime ma offrono anche spazi a chi ne comprende le opportunità che immancabilmente portano. Le Televisioni hanno l’obbligo di comprendere e sperimentare un modo nuovo di dialogare e recuperare quella fiducia e reputazione che gli utenti (e aziende che devono comunicare) cercano nei socialmedia. Le Televisioni devono sapersi integrare coi socialmedia.  Non è più sufficiente visualizzare degli sms sui ticker del programma televiivo, e neppure visualizzare Tweet o di messaggi Facebook sullo schermo per essere innovativi, forse serve prima comprendere la vera natura del cambiamento cominciando ad avere un moderatore del profilo Facebook della Trasmissione … forse serve promuovere sui socialnetwork gli argomenti di cui si parlerà e soprattutto rispondere alle richieste di chi li frequenta. Forse bisognerà anche avere un motore di ricerca per il proprio Video On demand del proprio sito Internet. Ma finchè si ragiona a compartimenti stagni, incapaci di abbandonare la logica del palinsesto lineare sarà davvero difficile.

I giovani sono sempre più aggregati in gruppi e a guardare alcuni programmi TV (X-factor di SKY o Amici di Canale 5) commentano ed esprimono emozioni, partecipano, votano, ma quasi mai leggendo i commenti dallo schermo TV, i filtri per di più sono inefficaci se non inutili, e addirittura deleteri per garantirsi l’affezione del proprio pubblico. La Televisione Locale deve quindi imparare a coinvolgere i giovani e meno giovani, moderare e imparare a recepire le esigenze del proprio pubblico. I giovani vivono sul territorio, gli eventi a cui sono interessati sono per la maggioranza radicati nella realtà territoriale e difficilmente le TV Nazionali e generaliste potranno offrire spazio a queste esigenze. E’ quindi la TV Locale che deve saper rispondere a  tali esigenze e adeguare la propria cultura professionale all’utilizzo di strumenti di comunicazione nuovi. Se la TV Locale non sa percepire l’importanza di integrarsi, di diventare lei stessa un “socialnetwork”, di emanciparsi alla nuova realtà difficilmente potrà sopravvivere. Il media è il messaggio.