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INNOVAZIONE

Alla distanza di qualche anno possiamo dire che la transizione al digitale della televisione locale italiana possa essere considerata una “incompiuta” perché affrontata senza consapevolezza . L’inadeguata cultura digitale del management (così come in molti altri settori,  come pure a quella dei  nostri governanti , banche comprese, ne sta ritardando l’evoluzione assorbendo risorse per mantenere più a lungo possibile lo status quo quando invece sarebbe servito sperimentare nuovi approcci che non vedessero Internet come il nemico. Dal 2013 si è passati tutti al Digitale Terrestre per legge (in uno standard purtroppo già obsoleto e con tante problematiche irrisolte, frequenze e LCN che penalizzano molte emittenti), ma sicuramente chi detiene il potere decisionale non ha voluto immaginare schemi diversi da quelli abituali dimostrando di non aver percepito quanto stia accadendo nel mondo, all’economia, alla comunicazione con l’arrivo di Internet. Troppo poco  si è detto (e tantomeno fatto) per  sperimentare l’adattamento del media per eccellenza degli italiani (quello appunto televisivo) alla realtà e ai comportamenti che stanno mutando a velocità incredibile. Invece che studiare l’adeguamento del proprio modello ai nuovi paradigmi , invece di guardare a quella cultura digitale capace di mettere in discussione non solo il flusso di lavoro (non basta il tapeless o lo streaming del proprio segnale sul web) va approfondito l’esame del ruolo stesso dell’editore televisivo soprattutto locale. L’utente evolve tanto che il più evoluto se ne sta andando … L’era digitale sta rivoluzionando il mondo, Internet ed i socialnetwork stanno trasformando  la metodologia di fruizione e il mercato della pubblicità (e non solo quello) e le emittenti sembrano al palo, attive unicamente nei tagli lineari dei costi senza rendersi conto che tale scelta è indice di bassa propensione all’innovazione e quindi alla ripresa e ricerca di nuovi mercati. Arroccarsi su posizioni di rendita può essere ancora più deleterio. Senza strategie e progettualità  si usano male le risorse rimaste che invece dovrebbero essere formate dimostrando di essere consapevoli che non ci sarà innovazione senza formazione delle persone, in primis proprio il management. Solo elaborando i risultati delle sperimentazioni su nuove strade, su nuove idee si potrebbe immaginare una uscita da questo empasse, diversamente si rischia un inesorabile declino. E’ una crisi di sistema a cui non si potrà più rispondere con aiuti a pioggia. La pubblicità riverserà sempre meno denaro sulla TV generalista perché l’utenza cerca altre esperienze e vuole essere protagonista, oggi vince la reputazione che non è detto coincida con il brand di vecchio stampo, la fiducia che si sa conquistare presso il pubblico e oggi conta sempre meno l’odience data la crescente dispersione dell’attenzione.

NexTV  nascendo intendeva rivolgersi proprio alle TV Locali e tematiche consapevole della bontà della propria visione  innovativa espressa dal nome stesso : era il 2007, era imminente l’arrivo del DTT e si stava affermando il WEB, ma purtroppo la TV sta perdendo sempre più terreno nonostante noi si sia convinti che la sua trasformazione preluda ad un futuro decisamente più rose  rispetto alla carta stampata. Sin da allora abbiamo lavorato per proporre soluzione per una televisione “connessa e immersa nella rete” e come tale la immaginavamo da riformare, da reinventare partendo dalla digitalizzazione dei contenuti e soprattutto dei processi, quindi dalla formazione del personale. E non sarebbe costata di più … ma purtroppo abbiamo incontrato pochi editori ma anche e soprattutto manager disposti ad affrontare il problema se non rifuggendolo con sentenze del tipo “il web non ci si ripaga neppure degli investimenti”.

Eppure c’è un nuovo mondo basato sul video in rete che attende di essere esplorato.  Nulla tornerà come prima!

NexTV intende dunque essere di supporto ai propri clienti per aiutarli ad interpretare correttamente quanto sta succedendo, a capire perchè Internet deve trovare anche nella Televisione la giusta priorità, a riflettere sulla disponibilità a rivedere il proprio ruolo di editore televisivo. E non solo televisivo, visto che molti hanno anche giornali, il problema è simile e va visto infatti unitariamente, nel nuovo contesto della rivoluzione digitale, proprio a causa de i bilanci mai stati peggiori come negli ultimi due anni e che peggioreranno in futuro.

Noi (software house), da sempre obbligati a dover continuamente rinnovare i punti di riferimento tecnologici, abbiamo un osservatorio privilegiato, e forse proprio perché poche volte abbiamo goduto delle possibilità di avvantaggiarci di posizioni di rendita abbiamo maturato una diversa cultura di innovazione. L’uomo deve dominare la tecnologia, ma per poterlo fare necessita di conoscenza. Non c’è motivo perché il management (anche delle aree commerciali) ed i giornalisti non debbano rimettersi a studiare e affrontare con convinzione le tematiche che il loro ruolo necessita per competere. Crediamo che l’editoria televisiva debba fare un salto di qualità e ricominciare a identificare chi sia in grado di “indicare” la strada per uscire da questa situazione. Va data fiducia avendo coraggio di mettersi in discussione. Serve una nuova visione, una nuova prospettiva basata proprio sulla consapevolezza di dover affrontare un cambio di ruolo. Oggi (stiamo parlando di TV Locali) non si può più produrre internamente o acquistare a costi sostenibili contenuti che possano fare concorrenza alle Tv nazionali. Eppure va riportata come priorità massima la ricerca di un proprio pubblico (non solo anziano e analogico) e tornare ad attirare l’attenzione dei giovani.

Purtroppo è l’editore che deve impegnarsi a capire il mondo digitale accettandone tutte le sfaccettature anche negative, percepire le nuove esigenze di condivisione, di socialità e partecipazione, di connessione, adattando la propria esperienza nell’uso dei device digitali (smartphone e tablet in particolare) per inventare una nuova intermediazione, da lì si potrà ripartire con nuovi stimoli e nuovi successi.